Riqualificazione aree urbane degradate. Fino a 2 milioni per Comune!

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Lo scorso 1 ottobre, in sede di Conferenza Unificata è stata definita Intesa sullo schema di DPCM recante l’approvazione del Bando per la presentazione dei progetti da inserire nel Piano nazionale per la riqualificazione sociale e culturale delle aree urbane degradate che mette a disposizione degli enti locali oltre 194 milioni di Euro.

L’Ente locale potrà ricevere per ogni progetto da un minimo di 100mila euro a un massimo di 2 milioni. Se il progetto ha un valore maggiore e la richiesta riguarda un cofinanziamento devono essere indicate le somme di cui già si dispone (sia pubbliche, sia di operatori privati).

Scadenza 30 novembre 2015 – Invio a mezzo PEC: I progetti vanno presentati entro il prossimo 30 novembre. L’invio deve avvenire tramite Pec a una casella di posta elettronica (non ancora resa nota).

Partecipazione anche con il progetto preliminare – Da sottolineare la novità di poter concorrere al finanziamento anche con progetti di riqualificazione (edilizia o urbana) di livello preliminare (rispetto all’iniziale previsione che indicava la necessità di progetti di livello almeno definitivo). Se l’amministrazione ha un livello di progettazione più avanzato – definitivo o esecutivo – potrà beneficiare di una premialità in termini di punteggio. In questo modo, si consente un’ampia partecipazione e allo stesso tempo si premiano le amministrazioni più virtuose.

Ambiti di intervento –  I progetti dovranno ricadere all’interno di aree urbane degradate. La definizione di “area urbana degradata” deve mergere da un punteggio sintetico che tiene conto di quattro indicatori: tasso di disoccupazione, tasso di occupazione, tasso di concentrazione giovanile, tasso di scolarizzazione. L’indice deve essere superiore alla media nazionale, con riferimento a quelli dell’ultimo censimento Istat. Inoltre, vi è l’ indice di “disagio edilizio”, la cui definizione è riferita a edifici residenziali il cui stato di conservazione dovrà essere “pessimo” e “mediocre”  – dovrà essere peggiore della media nazionale.

Premialità per le aggregazione dei Comuni – Il bando cerca di favorire l’aggregazione tra Comuni. A parità di punteggio, infatti, saranno premiati i progetti promossi dalle amministrazioni comunali in forma aggregata. Il Comune può concorrere o in forma singola o in forma associata.

I progetti – Una volta definito l’ambito, si passa al progetto. Bisogna indicare nel dettaglio gli obiettivi di miglioramento che si vogliono raggiungere, di tipo: culturale, sociale e di riqualificazione urbana. Gli ambiti di intervento spaziano, dai servizi di accoglienza ai giovani, dal miglioramento di beni pubblici alla cura di bambini e anziani, dall’imprenditoria giovanile al decoro urbano. I progetti di riqualificazione non devono prevedere consumo aggiuntivo di suolo.

I criteri di valutazione – La graduatoria sarà stilata assegnando un punteggio variabile entro una certa forchetta relativamente a quattro elementi di valutazione. Il primo riguarda la riduzione di fenomeno di marginalizzazione e degrado sociale (fino a 30 punti su 100). Il secondo è il miglioramento della qualità del decoro urbano e del tessuto sociale e ambientale, anche mediante interventi ristrutturazione edilizia (fino a 30 punti). La capacità di coinvolgimento di soggetti e finanziamento pubblici e privati (con attivazione di un effetto moltiplicatore del le risorse) viene premiata con un massimo 25 punti. La «tempestiva esecutività degli interventi» viene premiata con massimo 15 punti. E qui che scatta una premialità crescente a seconda che l’Ente disponga del progetto preliminare, definitivo o esecutivo (punteggio massimo).
L’opportunità è aperta alla partecipazione di operatori privati al progetto per il quale l’ente locale chiede i fondi. In questo caso però i soggetti privati coinvolti «devono comunque essere scelti attraverso procedure di evidenza pubblica».

I Dpcm, le convenzioni e gli accordi di programmi:I tempi attuativi, saranno definiti in ciascuna delle apposite convenzioni o accordo di programma, che sono gli atti giuridicamente vincolanti per gli enti partecipanti. I progetti vengono individuati «con uno o più decreti del Presidente del Consiglio dei ministri». L’iter prosegue con la «stipulazione di convenzioni o accordi di programma con i soggetti promotori dei progetti medesimi». Il vero cuore attuativo è proprio la convenzione (o l’accordo di programma). Questi atti «definiscono i soggetti partecipanti alla realizzazione dei progetti, l’ammontare complessivo delle risorse finanziarie e i tempi di attuazione dei progetti medesimi, nonché i criteri e le modalità per la revoca dei finanziamenti in caso di inerzia realizzativa». Chi non sta al passo con la tabella di marcia viene cancellato dalla lista e i finanziamenti assegnati al successivo intervento in graduatoria. La gestione del programma sarà a cura di una struttura politica, cui è subordinata una struttura tecnica (che potrà avvalersi anche di apporti esterni). La struttura politica è costituita da un comitato composto di 13 membri. Al tavolo siederanno rappresentanti di sei ministeri (Infrastrutture, Economia, Beni culturali, Affari regionali, Pari opportunità e, infine, Dipartimento per la programmazione e il coordinamento della politica economica) insieme a rappresentanti dell’Agenzia del Demanio, Regioni e comuni. La prima riunione riunione del Comitato si terrà entro il 30 ottobre, almeno 30 giorni prima della scadenza presentazione progettifissata per il 30 novembre.

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